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Carnevale di Mamoiada

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Il Carnevale di Mamoiada è una delle manifestazioni tradizionali più antiche della Sardegna. Sconosciuto al mondo sino agli anni ’50, è successivamente diventato famoso grazie alle maschere dei Mamuthones e Issohadores, ormai un simbolo per l’intera isola.

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Un forte richiamo storico e identitario che ogni anno richiama migliaia di visitatori dall’isola e da tutto il mondo.

 “L’apparizione dei Mamuthones è segno di festosità, di allegria, di tempi propizi.”

Un rito antichissimo e molto sentito da tutta la popolazione che partecipa attivamente alla festa.

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Il Carnevale di Mamoiada ha inizio ufficialmente il 17 gennaio con la festa di Sant’Antonio Abate e si potrae per diverse settimane sino a culminare con le sfilate della domenica e del martedì grasso.

Tutta la popolazione è coinvolta nella festa con mascheramenti spontanei e i costumi tradizionali. Il centro del Carnevale è la piazza principale del paese dove i mamoiadini si esibiscono nel tradizionale ballo tondo. Un rito sociale con regole ben definite spezzato solamente dal passaggio delle maschere. Una processione ordinata e suggestiva. La piazza si ferma al passaggio e tutto diviene quasi immobile dove l’unico movimento è quello dei Mamuthones e Issohadores e gli unici suoni che sovrastano ogni cosa sono quelli dei campanacci.

Ma il Carnevale di Mamoiada non è solo maschere, è momento di convivialità e di unione. I dolci tipici e il vino cannonau fanno parte integrante della festa e vengono offerti ai mamoiadini e visitatori.

Il vino è da sempre un elemento importante nelle cerimonie e nelle feste tradizionali. Una tradizione che viene sicuramente da lontano.

Durante le feste dionisiache e saturnali si realizzava un temporaneo scioglimento dagli obblighi sociali e dalle gerarchie per lasciar posto al rovesciamento dell’ordine, allo scherzo e anche alla dissolutezza. Da un punto di vista storico e religioso il carnevale rappresentò, dunque, un periodo di festa ma soprattutto di rinnovamento simbolico, durante il quale il caos sostituiva l’ordine costituito, che però una volta esaurito il periodo festivo, riemergeva nuovo o rinnovato e garantito per un ciclo valido fino all’inizio del carnevale seguente.

Wikipedia

Già gli antichi romani nelle Lupercalie si mascheravano e percorrevano la città ebbri incitando le donne in segno propiziatorio. Tutto veniva ribaltato e il vino, bevuto in grandi quantità serviva come contatto con la divinità, un modo per abbandonarsi al caos.

Il Carnevale di Mamoiada si avvicina molto a questi riti, bere vino significa stare insieme e condividere la festa da sempre. E nel caos di questo rito vi è l’incontro con il divino, la terra e il cielo. Se c’è una tradizione che si avvicina di più a questi concetti è proprio questa.

Ma cosa significa Carnevale?

Secondo una delle interpretazioni più accreditate il termine “Carnevale” deriverebbe dal latino carnem levare (“eliminare la carne”) e indicava proprio un banchetto che si teneva l’ultimo giorno di Carnevale, il martedì grasso, prima del periodo di digiuno della Quaresima.

Il Martedì grasso con la tradizionale favata e l’arrivo del fantoccio di Juvanne Martis Sero chiude i festeggiamenti ufficiali anche se in realtà è la pentolaccia che rappresenta l’ultimo giorno della festa, tra l’altro in piena Quaresima.

 «… se vuoi un carnevale che non ce n’è un altro su tutta la terra, vattene a Mamoiada che lo inaugura il giorno di Sant’Antonio: vedrai l’armento con maschere di legno, l’armento muto e prigioniero, i vecchi vinti, i giovani vincitori: un carnevale triste, un carnevale delle ceneri: storia nostra d’ogni giorno, gioia condita con un po’ di fiele e aceto, miele amaro»

Miele Amaro – S.Cambosu 1954

Per approfondimenti: Il Carnevale di Mamoiada


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