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Mamuthones e Issohadores

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Storia, notizie e origini della maschera tradizionale di Mamoiada

Mamuthones e Issohadores si nasce. E non c’è famiglia a Mamoiada che non abbia un legame con questa maschera.

Per scrivere di queste maschere occorre fare un viaggio nel tempo, la memoria sulle origini di queste figure affascinanti e misteriose infatti, si perde in un passato remoto. Un rito tramandato oralmente di generazione in generazione.

La sfilata dei mamuthones, un issohadore (di spalle) guida la danza

Chi (o cosa) sono i Mamuthones e gli Issohadores?

Oltre ad essere diventate un simbolo per il paese di Mamoiada, i mamuthones e gli issohadores sono oramai icone, figure identitarie per tutta la Sardegna. Una maschera che nel tempo si è fatta strada ed è diventata ambasciatrice dell’intera isola.

Maschera del mamuthone adagiata sulla pelle di pecora nera>thisisjustarandomplaceholder<Mamoiada Turismo
Particolare della maschera di un Mamuthone, la sua pelle e su muncadore.

Il Carnevale di Mamoiada, (leggi qui per approfondimenti) è diventato celebre nel mondo a partire dagli anni ’50 quando studiosi e fotografi iniziarono per la prima volta a mostrare al mondo questo rito antichissimo.

I Mamuthones sono delle figure antropomorfe. Indossano sul viso una maschera nera, chiamata “visera“, pelli di pecora nera, abbigliamento in velluto, un cappello, “bonette” e un fazzoletto da donna in tibet, “su muncadore” che cinge il viso. Indossano inoltre sulle spalle “sa Carriga“, un gruppo di campanacci che pesa intorno ai 20/25 kg. Sul petto portano delle campanelle in bronzo fissate a delle cinghie di cuoio.

Mamuthones durante la sfilata

Un tempo le attrezzature del Mamuthone venivano reperite direttamente da amici e pastori. Molti di loro dovevano rimuovere i campanacci al bestiame e avere cura poi di riassegnare ad ogni capo il suo campanaccio.

Anche trovare le pelli non era facile, non tutti le possedevano o avevano la possibilità di averle in prestito. Non è raro imbattersi in fotografie dove alcuni Mamuthones non portano “sas peddes” ma la giacca di velluto al rovescio.

Oggi le attrezzature complete, tranne la maschera e il velluto, vengono fornite dalle associazioni che hanno premura di conservarle e preservale dalla normale usura, provvedendo anche a rinnovarle al momento opportuno.

Gli Issohadores, indossano parte del costume tradizionale maschile di Mamoiada Un corpetto rosso, la camicia bianca, i calzoni bianchi di stoffa e le calze nere di orbace. Sul capo portano “sa berritta” e un fazzoletto colorato a cingere il viso. Attorno alla vita portano uno scialletto e indossano incrociata sul petto una sonagliera in cuoio con delle piccole campanelle tonde. Il nome deriva dalla fune di giunchi intrecciati, “sa soha“, che essi utilizzano per acchiappare letteralmente gli spettatori durante la loro esibizione. Da diversi anni i componenti del gruppo Pro Loco indossano una “visera” bianca.

Sos Issohadores in piazza mentre lanciano le funi
Particolare della fune dell'Issohadores

Quanti sono i Mamuthones e Issohadores?

Il gruppo è composto solitamente da 12 Mamuthones, che possono arrivare anche a 16 in occasioni particolari e circa 8/10 Issohadores. Si muovono insieme in una sorta di processione, divisi in due file con un Issohadore davanti alla guida che ne scandisce il passo candenzato e ad intervalli regolari. Passo a destra e torsione del busto a sinistra, e viceversa. Insieme compiono, in seguito al comando dell’Issohadore, tre salti più veloci sul posto.

Sfilata dei Mamuthones e Issohadores in occasione di Sas Tappas in Mamujada>thisisjustarandomplaceholder<Mamoiada Turismo
I Mamuthones e gli Issohadores si fanno largo tra la folla in occasione de Sas Tappas.

Quando escono i Mamuthones e Issohadores?

La prima uscita delle maschere è il 17 gennaio di ogni anno in occasione della festa di Sant’Antonio Abate, Sant’Antoni de su O’U. Questa data segna anche l’inizio del carnevale barbaricino. Le uscite successive sono la domenica di carnevale e il martedì grasso di ogni anno.

Mamuthones e Issohadores a Sant>thisisjustarandomplaceholder<Mamoiada Turismo'Antonio Abate
Un momento della prima uscita dei Mamuthones e Issohadores a Sant’Antonio.

Le due associazioni inoltre, prendono parte a diverse manifestazioni in diversi paesi della Sardegna. Le più importanti da ricordare sono senz’altro la Cavalcata Sarda a Sassari nel mese di Maggio, la Sagra degli agrumi a Muravera e La sfilata delle Maschere tradizionali in occasione della festa del Redentore a Nuoro. Da diversi anni sfilano anche in occasione di Sas Tappas in Mamujada per Autunno in Barbagia.

Cosa simboleggiano i Mamuthones e Issohadores?

Difficile dare una risposta univoca a questa domanda. Vi sono comunque diverse interpretazioni circa il significato di queste maschere.

Una delle più accreditate è quella del rito propiziatorio legato al ciclo della natura. Non a caso la prima apparizione di queste maschere è proprio il 17 gennaio in occasione di Sant’Antonio Abate. Il rinnovarsi del ciclo solare a metà dell’inverno.

Il suono dei campanacci, così come in molte realtà che presentano tradizioni simili, servirebbe a scacciare via gli spiriti maligni. Una rappresentazione che ha sicuramente origini pre-cristiane, periodo in cui era molto forte e radicato il culto dei morti e della rinascita.

Mamuthones a sant'Antonio

Riti legati alla terra e alla fertilità in cui le maschere giocavano certamente un ruolo fondamentale celebrando la vita e la morte attraverso una danza misteriosa ancora oggi affascinante. Feste a cui non poteva mancare il vino, elemento fondamentale della festa e che veniva offerto alla divinità in segno di buon auspicio.

L’uomo indossando la maschera si spoglia delle sue sembianze umane entrando in contatto con la divinità. Egli stesso diviene un essere superiore, un semidio, che grazie alla sua doppia natura può mettere in contatto i due mondi e intercedere per favorire le annate agrarie. In seguito alla cristianizzazione ed alla lotta contro il paganesimo, i riti e le feste sino ad allora conosciuti e praticati, vennero in parte soppressi e in molti casi sostituiti da quelli Cristiani.

Così ad esempio a Sant’Antonio il rito viene affiancato alla festa cristiana. Il 16 il sacerdote benedice il fuoco e il 17 tutto si compie con la sfilata delle maschere.

Fra le varie teorie vi sono poi significati storici più recenti come la lotta dei sardi contro i mori, da notare che lo stesso abito degli Issohadores viene chiamato “veste ‘e turcu“. I vincitori e i vinti, o ancora il dominio cristiano sui pagani (i mamuthones). Altre teorie più recenti richiamano un’antica festa bizantina, la Majuma e da qui avrebbe avuto origine il nome Mamujada.

Tra tutti i riti carnevaleschi questo è quello che più di altri è sopravvissuto, insieme alle altre maschere barbaricine, come i Boes e Merdules e Thurpos. La Barbagia, “barbarie” così veniva chiamata, è da sempre stata ostile ai cambiamenti e alle imposizioni. In questi luoghi i riti non si sono fermati e sono giunti sino a noi carichi di mistero, nonostante le trasformazioni nei secoli.

Le maschere sono insieme ai mamoiadini, gli attori principali del Carnevale. Il mondo rovesciato e folle dove tutto è permesso. Momenti in cui tutta la comunità è partecipe. La condivisone unanime di un rito che sopravvive ai tempi e alle mode.

Mascherarsi è un destino, recita l’antropologo Bachisio Bandinu al Museo delle Maschere Mediterranee nella suggestiva installazione della multivisione che ben introduce e spiega al visitatore a questo rito.

Rito che attualmente viene portato avanti dalle due associazioni storiche del paese: L’Associazione Atzeni, che prende il nome dal decano dei Mamuthones, Tziu Costantinu e lAssociazione Turistica Pro Loco.

Entrambe, in attività da decenni, custodiscono la tradizione e la tramandano ai posteri coinvolgendo anche i bambini che orgogliosi iniziano da presto ad indossare i panni del mito.

Il Rito della Vestizione

Poter assistere alla vestizione di un Mamuthone, e alla preparazione dell’intero gruppo prima della sfilata, è un privilegio, un modo per essere più vicini alla storia identitaria di un paese.

Per molto tempo non è stato così. Il vecchio gruppo dei Mamuthones e Issohadores si preparava in privato nel cortile di uno dei Mamuthones anziani. Nessuno dei mamoiadini vi assisteva, tranne coloro che dovevano dare una mano, gli altri aspettavano in piazza dove nel frattempo erano iniziati i balli.

Vestire un Mamuthone non è un compito facile, bisogna essere bravi e precisi nello stringere le cinghie che tengono insieme i campanacci. Il peso e la compressione di queste ultime sul torace, devono essere ben bilanciate. L’Issohadore invece arriva già vestito nel luogo di incontro, ma fa comunque un controllo alla fune prima della sfilata.

Vestizione di un Mamuthone>thisisjustarandomplaceholder<Mamoiada Turismo
Particolare della vestizione di un Mamuthone

Quando tutto il gruppo è pronto e anche l’ultimo Mamuthone ha indossato pelli e campanacci, resta solo l’ultimo ma importante momento del rito: indossare la maschera.

Ed è in questo istante che il gruppo entra in un altro mondo attraversando secoli di tradizione. E’ come se ti passassero davanti i tuoi antenati, un insieme indistinto di anime che silenziose aleggiano attorno ai partecipanti.

Due mamuthones

E’ pronto ora, tutto il gruppo si accingerà a rinnovare il passaggio della divinità/comunità.

Il suono dei campanacci, in questo speciale coro all’unisono del gruppo, avvisava la popolazione del loro arrivo. E ancora oggi sentirli in lontananza è davvero emozionante.

Oggi solo una delle Associazioni, la Pro Loco esegue la vestizione a porte aperte, mentre l’Atzeni, fedele alle vecchie tradizioni, non vi fa assistere nessuno, se non qualche giornalista o reporter.

Ad ogni modo l’attesa dell’uscita rappresenta un momento davvero intenso e speciale. Il ritmo impresso da questa processione di attori silenziosi è quasi catartico. Vieni letteralmente catturato dal suono e dallo sguardo dei mamuthones che per qualche ora perdono la propria identità per rappresentare il mito.

Non ci si abitua mai. Le emozioni corrono veloci e nella mente riecheggiano i suoni della natura e del tempo che incombe inesorabile. La morte e la vita che danzano insieme, il nuovo e il vecchio che aprono e chiudono il cerchio.

Il ciclo delle stagioni, la rinascita.

testo e foto di Sara Muggittu Barbaricina


Per approfondimenti:

✔️ Museo delle Maschere Mediterranee – Soc. Coop.Viseras

✔️ Associazione Culturale Atzeni

✔️ Associazione Turistica Pro Loco

✔️ Il sito del Mascheraio e Mamuthone Franco Sale

Canale Youtube Mamoiada Turismo

Bibliografia in rete:

✔️ Lo Sciamanesimo in Sardegna

✔️ I carnevali e le maschere tradizionali della Sardegna

✔️ Maschere e carnevale in Sardegna

✔️ Il Riso Sardonico

✔️ Fuochi di Sant’Antonio e Carnevale in Sardegna 


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